Nel giugno 1997 il Consiglio ha
adottato il regolamento (CEE) n. 1221/97 che si prefigge di
migliorare la produzione e la commercializzazione del miele
nell'Unione europea. Nel quadro di tale regolamento gli Stati
membri hanno la possibilità di predisporre programmi nazionali
annuali in stretta collaborazione con organizzazioni
professionali e cooperative. Tali programmi prevedono una o più
delle cinque azioni prioritarie seguenti:
- assistenza tecnica,
- lotta contro la varroasi,
- razionalizzazione della
transumanza,
- provvedimenti di sostegno a
favore dei laboratori di analisi del miele,
- ricerca applicata in materia
di miglioramento qualitativo del miele.
Nel novembre 1997 la
Commissione ha stabilito le regole di applicazione di tale
regolamento mediante regolamento (CEE) n. 2300/97. Le modalità
d'applicazione prevedono fra l'altro:
- gli elementi che dovranno
figurare nei programmi nazionali
- la data di comunicazione dei
programmithe
- la ripartizione dei Fondi
comunitari
- gli elementi relativi agli
studi sulla struttura del settore.
Da parte loro gli Stati membri
hanno effettuato studi propri sul settore che riguardano la
struttura produttiva, la commercializzazione e la formazione dei
prezzi.
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veleno d'api è una
sostanza prodotta da alcune speciali ghiandole situate nell'addome
dell'ape ed espulsa con l'aiuto dell'apparato del pungiglione. È un
liquido acquoso limpido con un sapore pungente, amaro e un odore
aromatico (paragonabile a quello di banane mature), una sostanza
decisamente acida.
Il suo peso specifico è 1,1313. È facilmente solubile in acqua e
acidi, quasi insolubile in alcool. Contiene il 30% di materiale
solido. Il peso di una puntura d'ape media è di circa 0.2 0.3 mg, cioè
circa 1/500esimo del peso corporeo dell'ape.
Il veleno secca rapidamente a temperatura ambiente. Asciugandosi si
converte in una sostanza gommosa, senza alcuna perdita di virulenza.
E' molto termostabile, può infatti sopportare temperature di 100° C
per dieci giorni senza perdere la sua potenza. Il veleno d'api limpido
se bollito diventa torbido, ma rimane inalterato se viene bollito per
due ore in una provetta di vetro sigillata.
Il freddo, persino il congelamento, non distruggono i suoi effetti. Il
lievito non modifica il veleno, anche dopo esposizioni di molte ore.
Non può essere dializzato attraverso membrana: ciò significa che è di
natura colloidale.
Il veleno d'api è facilmente distrutto da sostanze ossidanti come
potassio permanganato o potassio solfato; elementi alogeni, quali
cloruro e bromuro, lo distruggono molto rapidamente; l'effetto dello
ioduro è molto più lento. L'alcool possiede un forte e distruttivo
effetto sul veleno. Fermenti digestivi e fermenti vegetali
indeboliscono rapidamente il veleno e, viceversa, il veleno d'api
rapidamente ne compromette l'efficacia, in una parola, si distruggono
a vicenda. Quest'azione è anch'essa una caratteristica comune di
entrambe le famiglie di fermenti verso altri veleni animali, per
esempio, il veleno di serpente.
L'ammoniaca e tutte le sostanze basiche neutralizzano prontamente e
completamente il veleno d'api. Gli acidi e gli antisettici forti lo
distruggono rapidamente. Sporcizia, fermenti autolitici e batteri sono
altresì distruttivi per il veleno. Non ha effetto sulla cute integra
(a meno di rarissimi casi di allergie in cui anche la vicinanza di
materiale apistico, un guanto o altro, può provocare dermatosi
pruriginose).
La sua azione è potente invece sulle membrane mucose, ad eccezione,
come già detto, del tratto alimentare; i fermenti salivari, gastrici e
intestinali lo distruggono rapidamente. Per questo il veleno d'api
(come quello di serpente), se ingerito è di solito inefficace.
Naturalmente se si succhia la ferita per soccorrere una vittima di
puntura d'api, non bisogna avere ferite o infezioni nel cavo orale. In
molti casi, un tale tipo di soccorso ha causato violenti sintomi al
soccorritore.
Produce un effetto particolarmente intenso sulla congiuntiva e le
mucose nasali. Una soluzione di veleno diluito 1 a 1000 produrrà
immediatamente una netta reazione sulla congiuntiva di un coniglio
(anzi tale reazione è così affidabile e costante che è usata per
valutare la virulenza del veleno d'api iniettabile). Il veleno secca
subito. Se tenuto lontano da umidità si conserverà per anni. Nella
glicerina si conserva indefinitamente senza perdere tossicità. (Weir-Mitchell
dissero di averlo conservato essiccato per 22 anni senza perdita di
potenza).
Secondo Langer, una soluzione allo 0.1% di veleno d'api ritarda la
crescita degli streptococchi (che si ritiene essere importanti
precursori dei problemi artritici). Gli streptococchi, rimessi in
un'altra soluzione, diversa da quella di veleno, riguadagnano la loro
precedente virulenza. Il veleno d'api, in genere, è libero da batteri
e previene in una certa misura la loro crescita. D'altra parte i
batteri diminuiscono l'efficacia del veleno. Essi sono mutuamente
distruttivi ma il veleno è il più potente dei due. Il veleno d'api,
che è in genere privo di batteri, non è però considerato un
antisettico molto efficace.
Effetti fisiologici del veleno d'api
Il veleno d'api produce sull'organismo umano tre tipi di reazioni:
effetti neurotossici, effetti emorragici, effetti emolitici.
Effetti neurotossici
Un'importante proprietà tossica del veleno d'api è la sua aggressione
ai tessuti nervosi centrali. Il processo è simile all'azione di altri
veleni neurotossici, per esempio il veleno di serpente. L'effetto
neurotossico del veleno d'api ha un'azione molto marcata, specifica.
Negli incidenti da punture d'api multiple, gli effetti neurotossici
delle punture d'api entrano in gioco mettendo a rischio la vita della
vittima: tanto più elevato è il pericolo quanto maggiore la quantità
di veleno assorbita.
Ecco un esempio: F.G. Cawston riportò un caso caratteristico in cui le
punture d'api causarono i sintomi tipicamente neurotossici. Un uomo
di mezza età fu punto sulle mani da numerose api dell'arnia del suo
vicino. La reazione locale fu limitata, ma l'uomo fu preso da profusa
sudorazione e il suo disturbo principale era costituito da un dolore
intenso dietro le gambe. Il polso era debole. Fu iniettata stricnina,
che migliorò il suo stato generale, ma il paziente continuava ad avere
il retro delle gambe dolente. Cawston fu costretto a somministrare
altra stricnina e, più tardi, eroina per liberarlo dallo stato di
disagio. Egli ipotizzò che il dolore nelle gambe era stato causato da
un coinvolgimento della colonna vertebrale, probabilmente dovuto
all'effetto neurotossico del veleno.
Gli effetti emorragici ed emolitici (le due altre caratteristiche del
veleno) hanno un'azione più estesa, generale; invece l'effetto
neurotossico produrrà una specifica azione centrale che è poi seguita
da disturbi periferici. La parte neurotossica del veleno d'api è molto
più termostabile dell'emorragina o dell'emolisina. Secondo Weir
Mitchell, gli effetti di queste ultime sono distrutti da una
temperatura di 80°C, mentre ci vogliono 120°-135° C per fargli perdere
il potere neurotossico. La neurotossina è anche molto più resistente
all'alcool.
Il veleno d'api, come il veleno di serpente, ha una maggiore
resistenza quando è in forma secca rispetto a quando è in soluzione, e
lo stesso può essere detto della neurotossina. L'effetto neurotossico
del veleno essiccato non sarà distrutto a -190°C. I raggi solari hanno
un forte effetto distruttivo sul veleno in soluzione, ma non sul
veleno essiccato.
Vediamo ora altri due casi clinici che riguardano gli effetti
neurotossici del veleno d'api sull'organismo.
Il Dr W., di Munster, Indiana, rispondendo al mio questionario,
scrisse che il 26 settembre 1933 fu punto su entrambe le caviglie e
sulla mano e braccio destro. Due giorni dopo egli avvertì intensi
dolori, soprattutto in corrispondenza della colonna vertebrale e nelle
gambe, che lo misero fuori uso per parecchi giorni. Dovette camminare
con l'aiuto di due stampelle per dieci giorni e fu parzialmente
disabile per un mese. I sintomi erano decisamente di origine
neurotossica. Ebbe numerose altre punture d'api dopo quella volta,
senza particolari reazioni.
Un uomo di 31 anni, apicoltore, ricevette una puntura sulla punta
dell'orecchio. Immediatamente fu colpito su tutto il corpo da
contrazioni, quasi crampi, simili a quelli provocati da uno shock
elettrico. Il dolore spasmodico durò circa mezz'ora, mentre la vittima
rimase del tutto paralizzata.
Effetti emorragici
L'effetto emorragico è una delle caratteristiche più salienti del
veleno d'api; anzi il sottoscritto crede che il valore terapeutico del
veleno sia dovuto principalmente alle sue proprietà emorragiche.
L'emorragina che il veleno d'api contiene è un veleno per il sangue.
La sua azione principale, come sappiamo da esperimenti su animali, ha
come oggetto gli elementi del sangue ma ha anche un forte effetto sui
vasi sanguigni stessi. L'emorragina porta i capillari a diventare
permeabili al sangue. Il sangue fuoriesce da tutte le mucose e
superfici sierose senza visibili lesioni. L'emorragina allo stesso
tempo ha un effetto depressivo sui vari centri nervosi e sulle
terminazioni dei nervi, causando una rapida diminuzione della
pressione sanguigna.
Langer effettuò molte autopsie su animali morti a seguito di dosi
fatali di veleno d'api e notò sempre un notevole versamento di sangue
nel pericardio, reni e intestino, oltre ad una generale iperemia. La
maggior parte di questi animali mostravano una marcata congestione
meningea, versamento di sangue nei ventricoli cerebrali e altre
emorragie intracraniali.
L'azione emorragica è prodotta dai protidi e dalle globuline del
veleno (che sono precipitate ma non distrutte dall'alcool). L'entità
dell'effetto emorragico del veleno è proporzionale alla quantità di
questi corpi per natura simili a globuline.
Prima che Flexner e Noguchi facessero le loro importanti scoperte con
veleno di serpente c'era grande confusione, non c'era una linea di
demarcazione tra i processi emolitici e quelli emorragici. Essi
affermarono: "Pensiamo che l'emorragina causi una citolisi delle
cellule endoteliali dei vasi sanguigni, la distruzione dei quali è la
causa diretta della fuga di sangue nelle strutture circostanti".
Il versamento ha luogo non per diapedesi (cioè passaggio di cellule
dal sangue attraverso le pareti intatte dei capillari), ma per vera e
propria rottura delle pareti, non coinvolge solo i globuli rossi ma
anche quelli bianchi.
L'emorragina invade il sistema nervoso centrale solo raramente. E il
principale componente tossico del veleno di crotalo nonché di quello
d'api. Questi due veleni hanno una speciale affinità per le cellule
endoteliali, delle quali le pareti dei vasi sanguigni e linfatici sono
costituite. Il veleno di cobra, dall'altra parte, ha una speciale
affinità per il sistema nervoso, producendo scarsi mutamenti di altri
tessuti. È forse un'affinità per la lecitina?
Gli esperimenti di Monac-Lesser, Taguet, Laignel-Lavastine e Koressios,
nel cercare di curare il cancro col veleno di cobra, mi sembrano
basati su un principio del tutto erroneo. Non è sicuramente
sorprendente notare il notevole effetto analgesico (che supera di
molto quella della morfina) che essi registrano persino in casi
incurabili, a causa dell'azione neurotossica del veleno di serpente.
L'affinità selettiva del veleno per i fosfolipidi delle cellule
nervose è fuori dubbio, ma solo veleni con azione emorragica, quali il
veleno di crotalo o d'api, possono avere la possibilità di portare ad
un processo ricostruttivo. Infatti l'antiveleno di cobra ha effetti
antineurotossici ma non antiemorragici e, viceversa, l'antiveleno di
crotalo ha effetto antiemorragico ma non antineurotossico.
L'antiveleno di crotalo è stato usato con successo per contrastare gli
effetti del veleno d'api.
Da un punto di vista clinico, l'emorragina del veleno d'api è
estremamente importante. Ciò è spiegato ampiamente nel capitolo II.
Troviamo spesso nelle reazioni alle punture d'api i tipici effetti
emorragici. Molte fatalità furono dovute ad emorragie cerebrali.
Effetti emolitici
Un'altra importante caratteristica azione fisiologica del veleno d'api
sul sangue è il suo effetto emolitico, emotossico.
Il sangue ha di per sé una grande capacità antiemolitica, una misura
strettamente difensiva che è probabilmente dovuta al suo contenuto di
colesterina. L'intera teoria dell'immunità sembra basarsi sul fatto
che quando un organismo è immunizzato da graduali dosi di un veleno o
tossina, un automatico aumento di colesterina nel plasma sanguigno
agisce da difesa neutralizzante, da sostanza antitossica.
Già Phisalix aveva affermato che la colesterina ha un effetto
immunizzante sul veleno di serpente, e ne è un vero antidoto. Se una
piccola quantità di veleno d'api è aggiunta ad un campione di sangue
in una provetta, vi troveremo pochissimi eritrociti. Troveremo però
emoglobina e, analizzando al microscopio, metemoglobina. Il veleno
d'api è un potente veleno emolitico. L'effetto emolitico è prodotto
dall'emolisina, che agisce non solo sui globuli rossi del sangue ma
anche su quelli bianchi.
L'azione della lecitina è l'opposto di quella della colesterina. Se
aggiungiamo la lecitina al veleno d'api puro la loro combinazione (lecitide)
aumenterà notevolmente il potere emolitico del veleno. Morgenroth e
Carpi scoprirono che la lecitide del veleno d'api è 200 500 volte più
emolizzante del veleno stesso.
Le ricerche di Kyes e Sachs hanno una grande importanza per
l'immunologia. Nel veleno di animale, essi affermarono, c'è una
sostanza di carattere ambocettore che è enormemente attivata da certi
complementi del siero (la lecitina è uno di questi attivatori). Più
veleno è presente, di meno lecitina si ha bisogno per la completa
emolisi, e viceversa.
Anche l'effetto emolitico del veleno di cobra dipende dal contenuto in
lecitina del sangue. Flexner e Noguchi trovarono che la sostanza
emolitica del veleno di cobra ha due componenti: una è nel veleno e
l'altra componente, quella attivante, è nel siero sanguigno.
Morgenroth e Carpi pensarono che valesse la pena di portare avanti
ulteriori studi sulle caratteristiche della tossilecitide più che
sulle altre tossine. La tossilecitide è un prodotto a mezza strada tra
la prolecitide, sostanza non caratterizzata chimicamente, di carattere
ambocettore, e la lecitina. Molte domande sulle conoscenze teoriche
dell'immunità ci conducono alla tossilecitide come ponte delle tossine
batteriche.
La termostabilità del prolecitide del veleno d'api è minore di quella
del veleno di serpente. In una soluzione neutra, per due ore a 37°C il
suo effetto emolitico risulta più debole. D'altra parte, la
tossilecitide mostra elevatissima termostabilità. I veleni emolitici
hanno uno stato latente nel corpo. Con iniezioni attente e graduali,
si può raggiungere l'immunità.
Un fattore che entra in gioco nella reazione dell'organismo è il
tempo. Questo ci porta alla teoria di Ehrlich che parla di cellule
anti-tossiche che si legheranno a sostanze intruse o veleni. C'entra
qualcosa questo con il fatto che i sifilitici nei primi stadi della
loro malattia sono ipersensibili ai veleni emolitici, mentre in
seguito succede qualcosa per cui non lo sono più? Tutto ciò potrebbe
essere rilevante nella terapia del veleno d'api.
Bodog BECK
Tratto da
APITERAPIA
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ll miele
è la sostanza alimentare che le api producono partendo dal
nettare dei fiori o dalle secrezioni di parti vive di piante,
che esse raccolgono, trasformano, combinano con sostanze proprie
e depongono nei loro favi. Avvengono numerosi scambi da un’ape
all’altra, all’interno dell’alveare, che consentono una graduale
maturazione ed arricchimento di enzimi che derivano dalle
secrezioni ghiandolari delle api stesse.
I componenti principali del miele sono il fruttosio, il
glucosio, l’acqua, altri zuccheri e sostanze diverse, tra cui
acidi organici, sali minerali, enzimi, aromi e molte altre. Il
miele è un alimento di elevato valore nutritivo, facilmente
assimilabile. Il glucosio fornisce energia di immediato
utilizzo, il fruttosio viene metabolizzato a livello epatico e
costituisce una riserva energetica. Cento grammi di miele
forniscono 320 calorie ed un potere dolcificante elevato. La
cristallizzazione è un processo naturale che dipende
principalmente dalla composizione e dalla temperatura. Se il
contenuto di glucosio è elevato sarà più rapida. Le basse
temperature la inibiscono.
La pappa reale è una
sostanza semifluida, gelatinosa, di colore bianco, di sapore
acidulo-aromatico caratteristico, di elevato valore nutritivo.
E' prodotta dalle ghiandole ipofaringee delle api giovani per
alimentare le api regine e gli individui neonati (per questo è
detta anche "latte delle api").
Contiene un gran numero di vitamine del gruppo B e numerosi sali
minerali (calcio, rame, ferro, silicio, zinco, magnesio,
manganese ed altri). Inoltre nella pappa reale è presente un
fattore antibiotico.
Si assume in piccole dosi (una palettina) una o due volte al
giorno con continuità, non assieme ad altri alimenti. E'
possibile mescolarla con poco miele in un cucchiaino. Si
conserva in frigorifero per lunghi periodi (fino ad un anno).
Tra i prodotti dell’alveare il piú
sorprendente per validitá terapeutica e per l’utilizzo
millenario che i popoli ne hanno fatto é sicuramente la
propoli.
La propoli é una sostanza ceroide-balsamico-resinosa di colore
estremamente variabile con tonalitá dal giallo bruno fin quasi
al marrone scuro.
Ricca di flavonoidi, idrossiacidi, terpeni, aldeidi ed alcool
aromatici, oltre ovviamente agli olii essenziali, viene raccolta
negli alveari con svariate tecniche, con un' apposita griglia o
semplicemente con la raschiature dei telaini che di essa ne sono
per buona parte ricoperti.
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